Non è successo niente
da allora
dalla caduta dell’ultimo gelso
l’ultimo figlio, dopo gli aborti.

Notte e giorno
si mordono i piedi
e non so fare altro
dal riempire i banchi con la forma
delle cose.

Come allora respiro
e trattengo
soffio sul fuoco
e sul fuoco spento.

Non guardo troppo per non smarrirmi
di sbieco a un collo alto
sotto un neo celato
davanti una schiena terragna.

Segue il rosa, al nero
di mezzo schiarisce in azzurro
respiro, trattengo
spalanco lo sguardo ché arrivi.

Come vedi
non è successo niente.
Continuo nel niente
a chiamarti per strada.
Scrivere ai sordi
Urlare ai ciechi.

Esco un po’
in chiazze di neve
ai bordi e sotto i tetti.

Fra le grondaie,
i marciapiedi.
Ascea                 18.9.’16

 

tritticofrancisbacon

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